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Ai Weiwei: il volo dell’Arte libera

[text] Mario Fois, Italy / [images] different web sources, Italy

La vicenda di Ai Weiwei è emblematica dei rapporti tra Arte e Potere nell’era della globalizzazione. Si tratta infatti dell’artista cinese più famoso nel mondo, figlio di uno dei più importanti poeti contemporanei è diventato, nonostante la sua visione critica, personalità di spicco della crescente potenza orientale.

Molto stimato anche in patria è stato incaricato del progetto dello stadio di Pechino 2008 (il famoso Bird Cage, disegnato insieme agli architetti Herzog & de Meuron), opera simbolo delle Olimpiadi cinesi.
Ma negli ultimi anni qualcosa è cambiato. A testimonianza dei rapporti sempre più difficili con le autorità, nei mesi scorsi gli è stato letteralmente demolito lo studio che lo Stato aveva in precedenza finanziato. Successivamente non ha potuto recarsi a Seul, dove avrebbe dovuto partecipare alla cerimonia di consegna del premio Nobel per la pace. Fino a quando, il 3 aprile, è scattata l’operazione di polizia che l’ha costretto alla detenzione in una località segreta insieme a una decina di suoi collaboratori. Sono stati chiusi tutti i suoi blog con i relativi post ma, nonostante il grande sforzo di censura, la notizia dell’arresto è filtrata ugualmente e la pressione internazionale per la sua liberazione ha cominciato a farsi sentire.

Da sempre il lavoro di Ai Weiwei è stato caratterizzato da una ricerca a 360°, influenzata dalla scoperta del modernismo (in particolare del movimento Dada), caratterizzata dalla personale lotta per il recupero dei valori culturali della Cina, nonché da atteggiamenti provocatoriamente “radical”. L’esperienza fatta a NY agli inizi anni ’80 gli ha permesso di entrare in contatto con le esperienze artistiche più avanzate del momento, ma le scoperte che per motivi differenti segnano il giovane Ai riguardano soprattutto Duchamp e Warhol: dal primo riprenderà sicuramente l’idea di ricavare risultati sorprendenti da oggetti di uso comune; dal secondo il concetto che la vita stessa dell’Artista, in tutte le sue manifestazioni, può diventare opera d’Arte. Negli ultimi dieci anni con le sue opere, alla personale ricerca formale ed estetica ha alternato un approccio provocatorio e distruttivo. Lavori come Divina Proportione, un omaggio al Rinascimento italiano, rappresentano la sua scoperta della cultura occidentale. Ma con progetti come Colored Vases, dove Ai interviene con aggressivi colori industriali su cinquanta vasi del neolitico, o nella serie Study in Perspective con ‘l’esplicito gesto’ realizzato davanti ai più famosi monumenti del mondo, viene fuori il suo spirito iconoclasta che non risparmia nessuno.

Nel tempo i suoi progetti e le sue prese di posizione hanno assunto sempre più significato politico. Dopo il terremoto nello Sichuan, denunciò pubblicamente la corruzione che aveva permesso la costruzione, senza criteri antisismici, delle 7.000 scuole crollate. Per continuare la sua vivace protesta contro la mancanza di informazione e trasparenza nella gestione della catastrofe. Recentemente la sua opera Sunflower seeds, esposta alla Tate Modern, è stata visitata da migliaia di visitatori. Con le sue 150 tonnellate di semi di girasole, realizzati in porcellana e dipinti ad uno ad uno, ha suscitato polemiche per le polveri tossiche che gli smalti sprigionavano durante la manipolazione da parte del pubblico. Ma le reazioni più negative sono arrivate da parte delle autorità del suo Paese. L’installazione infatti rappresenta una metafora delle carestie patite in Cina durante il regime di Mao, causa della morte di milioni di persone. Una critica, neanche tanto velata, contro gli effetti concreti del dispotismo. D’altronde le parole di Weiwei, «La Cina è una terra senza verità, senza giustizia né anima» sono sufficientemente chiare per spiegarne il messaggio.

Lanciando il progetto One-to-one with the Artist: Ai Weiwei (recentemente premiato come «Best of the web» nella categoria “social”) la stessa galleria aveva avviato un’interessante operazione per stimolare l’interazione in rete tra pubblico e artista. Un’idea che consentiva ad Ai di continuare a parlare al mondo nel momento in cui la sua situazione personale cominciava a farsi difficile. L’autore poteva rispondere con messaggi video alle numerose domande, spiegando la sua visione artistica ed etica. Ma evidentemente le sue parole non sono risultate gradite in patria.
L’estrema libertà con cui Weiwei ha sempre scelto i propri temi e dichiarato le proprie opinioni, il modo di pensare e di lavorare non facilmente condizionabile, sono la causa della sua progressiva incompatibilità con il Potere. Le autorità cinesi sempre più spaventate e violentemente repressive (ancor di più dopo l’inizio della primavera araba), lo accusano ora di non meglio precisati reati finanziari senza avere il coraggio di attribuirgli quelli di opinione. In realtà non possono perdonargli di essere tra i firmatari di «Charta 08», il manifesto promosso dal premio Nobel Liu Xiaboche (attualmente in carcere per una condanna ad undici anni), per l’affermazione delle libertà democratiche in Cina.
La migliore spiegazione del suo modo di pensare e di agire la troviamo sempre nelle sue parole: «Una persona che non ha veri diritti non può avere un vero senso di moralità o di umanità».
La speranza che la grande notorietà raggiunta potesse costituire di per sé una garanzia per la libertà di espressione di Ai si è infranta di fronte a una dura verità. In mancanza di uno stato di diritto e di un sistema democratico e liberale che garantisca uguaglianza di fronte alla legge e libertà di espressione per tutti, nessuno, anche tra coloro che godono di una situazione di relativo privilegio, può sentirsi realmente al sicuro.
E anche un “nido d’uccello” può trasformarsi in una prigione.


La raccolta degli interventi pubblicati sul blog di Ai Weiwei sono stati pubblicati nel seguente volume:
Ai Weiwei, Ai Weiwei's Blog: Writings, Interviews, and Digital Rant's 2006-2009, Editore MIT Press, 2006


Inserito da aiapzine | 17.06.11 | commenti (0) | Grafica attiva | stampa




 
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