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L'Antimafia dei Professionisti

[text] Alessandro Calì, Enrico Colajanni, Italy / [images] Addiopizzo, Italy

Era il 2005 quando i ragazzi di Addiopizzo a Palermo denunciarono pubblicamente l'omertà di chi cede al racket e dimostrarono che una via per rompere le catene a cui ci legano le mafie è possibile. Negli stessi anni nasceva la prima associazione antiracket intitolata a Libero Grassi, ucciso 15 anni prima per essersi opposto al racket.

Qualche anno dopo è stata la volta degli imprenditori, decisi a cacciare da Confindustria Sicilia le aziende colluse con la mafia. Adesso è nata l'associazione dei professionisti liberi, che anche loro partendo da Palermo, vogliono dimostrare che una vita libera dalla mafia non solo è possibile ma necessaria. Nei giorni scorsi il Comitato intitolato a Paolo Giaccone, un medico che soltanto per aver fatto il proprio dovere fu ucciso nel 1982, ha presentato il Manifesto, un decalogo che va oltre le norme penali e i codici deontologici: «Si vuole affermare il principio della responsabilità sociale dei professionisti - dice un portavoce dell'associazione - che è ben più importante della responsabilità del cittadino comune. Sono i professionisti infatti che permettono con interessate e prezzolate consulenze ai mafiosi di riciclare le loro enormi risorse o addirittura di gestirle dopo che sono state reinvestite in attività apparentemente lecite. A questa importante funzione sociale dei professionisti non corrisponde una proporzionalità delle sanzioni per chi è colluso, se è vero come è vero che medici e architetti, avvocati e ingegneri finiti nel mirino della magistratura continuano ad essere iscritti ai rispettivi albi nonostante le condanne subite in sede penale». Per esempio a Palermo ci sono due architetti condannati in primo e secondo grado a più di 8 anni di reclusione, a Caltanissetta c' è un ingegnere arrestato per la terza volta nel giugno del 2010 con l'accusa di riciclaggio, tra i medici c'è un ex assessore di Palermo, condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa e tanti altri casi, più di cinquecento, che pur essendo stati condannati continuano ad esercitare le loro rispettabili professioni. Il Manifesto vuole raccogliere una rete di professionisti onesti e volenterosi in tutta Italia che con la loro testimonianza  e impegno personale, da un lato, pretendano che chi sbaglia paghi così come prescrivono le norme spesso disattese da coloro che dovrebbero vigilare, e dall'altro che la meritocrazia sia al centro delle scelte pubbliche di selezione dei professionisti. A ottobre in uno dei più prestigiosi teatri di Palermo ci sarà la presentazione ufficiale dei mille aderenti alla lista dei sottoscrittori del Manifesto.

Il testo del manifesto con il decalogo si trova  nel sito web provvisorio www.professionistiliberi.org dove c'è anche la possibilità di sottoscriverlo, compilando un apposito form. Possono farlo anche i non iscritti agli Ordini professionali, i semplici laureati e i titolari di diplomi professionali (geometri, periti,...) e ad oggi le adesioni sono circa ottocento. Presto sarà online il sito definitivo dove si troveranno tutte le informazioni sul movimento, la documentazione e le pubblicazioni, la legislazione e un blog per intervenire.



It was 2005 when a group of young people from Addiopizzo in Palermo publicly pointed out the silence of those who gave in to racket, and showed that it is possible to undertake a path in order to break  the chains that connect us with all mafie. At the same time the first association against racket was founded in memory of Libero Grassi who was murdered 15 years before because of  refusing to pay mafia. Few years after it was time for entepreneurs, determined to expel from Confindustria of Sicily all companies involved with mafia. Now there also an association of professionals who, starting from Palermo, wanted to show that a life freed from mafia is possible and necessary. In the last few days, the Liberi Professionisti Committee named after Paolo Giaccone, a physician who was murdered in 1982 only doing his duty, presented the Manifesto, a treaty that goes beyond penal rules and deontological codes.  
"The principle of social responsibility  needs to be affirmed - a spokesman for the association said - wich is much more important than a common citizen is responsability. In fact professionals, by offering interested and mercenary advice to mafiosi, permit them to launder huge amounts of resources or, even, worse to manage them after being reinvested for apparently lawfull businesses. This important social duty by professionals is not adequately regulated by sanctions for whom is involved with mafia, considering that doctors, architects, attorneys or engineers investigated by prosecutors keep practicing their own professions in spite or their conviction". For example, in Palermo two architects have been sentenced to eight years in prison, in Caltanissetta an engineer has been arrested for the third time for money laundering in june 2010, among physicians there’s the case of a former city commissioner convicted en a charge of susteining mafia is activities and many more cases, over five hundreds, of convicted professionals who keep exercising their businesses.
The Manifesto intends to gather a group of honest and willing professionals all around Italy that with their own testimonies claim that convicted people should be banned from profession, as prescribed by rules which are often forgotten, but also that merit should be primary in public selection policy of professionals.
In october one of the most prestigeous theatres of Palermo will be the venue for the official presentation of the one thousand people subscribing the Manifesto.


Inserito da aiapzine | 05.09.11 | commenti (0) | Grafica attiva | stampa




 
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