About Thype!
[text] Claude Marzotto, Italy / [images] courtesy of Thype!, Italy
The process requires constant reappraisal, suggesting improvisations, deviations, even irregularities, and continually offering fresh and unexpected alternatives to form and pattern, colour and texture. Such variations are, in fact, slight and subtle. There is the ever-present risk that they will be overplayed, but they will ensure that every sheet, despite every printer’s endeavours, will be different. It is part of the unavoidable contrast and tension – between regulation and freedom, uniformity and divergence – that is at the heart of letterpress. (David Jury, Letterpress: the Allure of the Handmade, 2004)
La stampa tipografica è tra noi, e a poco a poco sta cambiando pelle. In Gran Bretagna le scuole se ne sono accorte da tempo e anziché buttar via tutto con l’arrivo dei computer hanno rimesso i laboratori storici al passo coi tempi. Dal progetto di ricerca “The Codex Project” alla Central Saint Martins (2002) all’esposizione “Changing the Face of Letterpress” al LLC (2009), una brillante riconversione ha saputo trasformare le vecchie attrezzature in campo sperimentale per una progettazione “process-driven”. Il fatto è che la stampa tipografica, che McLuhan definiva “fondamento tecnico della moderna produzione in serie”, è un insostituibile dispositivo per la generazione di differenze ancor più che per la ripetizione dell’identico. E non parliamo di un passatempo per nostalgici né di un esercizio per neofiti, perché adottando un approccio generativo le tecniche artigianali si sintonizzano con le nuove tecnologie. Inchiostro e programmazione seguono lo stesso modus operandi: si tratta di interrogare gli strumenti per vedere cosa succede (pensiamo alle sperimentazioni della grafica glitch), di pianificare un margine casuale per produrre pezzi unici in serie (i loghi dinamici come quello del Media Lab del MIT)…
Le università italiane, nate da una costola dell’architettura, hanno sempre fatto poco caso ai mestieri della stampa e raramente dispongono di un laboratorio tipografico tradizionale da conservare o tantomeno rinnovare. Da noi a portare avanti questa piccola rivoluzione tecnica stanno provvedendo le iniziative autonome di alcuni gruppi di giovani appassionati, con una spiccata volontà di condivisione e la benedizione della “vecchia guardia”: Officina Nove Punti a Milano, Cabaret Typographie tra Arezzo, Milano, Perugia e Venezia, Thype! A Torino.
Lo scorso luglio il collettivo Thype! è arrivato alla libreria Corraini 121+ di Milano, che ha sgomberato i tavoli per far spazio a Dati sudati: due giorni, dieci partecipanti, cinque tirabozze e “una cifra” di caratteri mobili ovvero cassetti pieni di numeri di legno, piombo e plastica di tutti i corpi. Thype! è un’associazione culturale fondata dai tre giovani grafici torinesi dello studio Boumaka, con la missione di “informare e formare in ambito tipografico”. Matteo Pont, Francesco Carletto e Nicolò Brusa si sono incontrati nelle aule del corso di Graphic and Virtual Design al Politecnico di Torino e insieme hanno deciso di approfondire l’arte misteriosa e un po’ trascurata della tipografia. Nel 2010, come progetto di laurea, i tre hanno organizzato al Politecnico un evento con conferenze e workshop sui temi della progettazione tipografica (type, logo, poster, editorial), che ha richiamato professionisti e studenti da tutta Italia in un’atmosfera di scambio e “mutuo soccorso”. Un inizio promettente.
Il passo successivo è stato l’incontro con Emanuele Mensa, il tipografo torinese che nel 2003 ha rilevato il materiale della storica stamperia Marchisio, trasformando la propria sede in un Archivio Tipografico d’eccezione: non solo per la ricchezza del materiale raccolto, ma perché Mensa mantiene macchine e caratteri in piena attività, al salvo dalla polvere dei musei. Pur appartenendo alla vecchia scuola del mestiere – “poco inchiostro e tanta pressione, tipografia bidone” – Mensa non si è tirato indietro di fronte all’approccio spensierato dei ragazzi di Thype! e ha messo a disposizione competenze e attrezzature per esperimenti che stravolgono il rigore della stampa tipografica con un “uso del vietato” alla Munari, tra effetti materici e tirature irregolari. “Emanuele ha la tecnica e l’esperienza, noi mettiamo le idee e la comunicazione”: a tenere insieme il sodalizio, una sincera amicizia e “il piacere di continuare a imparare”.
Così lo scorso maggio l’Archivio Tipografico ha ospitato Prima Impressione, il primo workshop di una serie che Thype! ha intitolato I’mprinting, con riferimento all’apprendimento indelebile che secondo l’etologo Lorenz contraddistingue le prime 36 ore di vita. Il primo impatto con la tipografia segna, e non di rado si trasforma in passione. I laboratori, spiegano Matteo, Francesco e Nicolò, hanno sicuramente un’efficacia didattica, perché gli oggetti della composizione tipografica permettono di toccare con mano concetti ormai astratti come i bianchi, il kerning o l’interlinea. Ma se di norme si tratta, sono come regole di un gioco, perché oggi la cosa più importante è l’esperienza provata a staccarsi per un po’ dallo schermo, “sporcandosi le mani com’era in principio”. Nelle piccole tirature che i partecipanti stampano in questi workshop, non c’è una copia che sia uguale all’altra.
In autunno l’associazione, che oggi conta una quarantina di iscritti in rapido aumento, ha intenzione di debuttare sul web con un nuovo sito e in pubblico con una performance di stampa dal vivo nell’ambito di Paratissima, l’evento off della fiera torinese Artissima. Sorprese tipografiche in arrivo, il progetto ha tutti i numeri, e le lettere, per crescere parecchio.
Inserito da aiapzine | 26.09.11 |
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