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Procedure di Basic Design. Intervista a Lorenzo Bravi / Basic Design Procedures. An interview with Lorenzo Bravi

[text] Roberto Arista, Italy / [images] Sharon Ritossa, Italy

Il 17 e il 18 Gennaio si è tenuto all’ISIA di Urbino il workshop dal titolo "Procedure di Basic Design: la logica della programmazione applicata alla didattica" tenuto da Lorenzo Bravi. L’evento è stato organizzato dalla prof.ssa Nunzia Coco all’interno del corso di Basic Design del primo anno del triennio di Progettazione Grafica e Comunicazione Visiva. Al termine del workshop mi è stato possibile scambiare due parole con Lorenzo.


Da dove nasce il tuo interesse per il basic design?
Dalla mia tesi di diploma, da cui poi deriva il workshop. Durante la fase di ricerca mi sono veramente appassionato al tema, documentandomi sulla storia, facendo interviste su quella che era la situazione in Italia e ipotizzando una sua evoluzione. Credo che l'interesse per questa materia sia imprescindibile per un designer che si occupi di comunicazione visiva, indipendentemente dal mezzo utilizzato (grafica, fotografia, illustrazione, etc). Questa materia pone l'attenzione sugli elementi fondamentali, sulle basi del linguaggio visivo. Maggiore è la consapevolezza di quali siano gli elementi che stanno alla base di un problema, più veloce e corretta sarà la sua soluzione.

Nella tua tesi di diploma all'ISIA, hai realizzato una mappa dell'insegnamento del basic design in Italia attraverso diverse interviste. A che risultato ti hanno portato?
Mi sono diplomato nel 2008, quindi i dati raccolti fanno riferimento a quel periodo. La situazione era eterogenea, soprattutto nel rapporto con le nuove tecnologie, che nello specifico era il nodo centrale della mia tesi. Quello che mi preoccupava era che alcune esercitazioni, un tempo affrontate manualmente, venivano risolte con l'uso del computer. Il problema, tuttavia non stava tanto nel mezzo impiegato, quanto nel fatto che utilizzando funzioni rese già disponibili dai software, chi risolveva l'esercizio non era lo studente, ma chi quel software l'aveva programmato.

Quindi cosa proponi di diverso nel tuo workshop? Come si svolge?
Il workshop non fa altro che mettere i partecipanti di fronte a dei piccoli problemi la cui soluzione sarà eseguita dal computer solo dopo che i ragazzi ne avranno scritto direttamente il codice di programmazione. Gli studenti sentiranno così la necessità di capire e analizzare attentamente il problema. Le indicazioni per risolvere l'esercitazione vengono fornite al computer dai ragazzi mediante il codice, in tal modo, se uno studente sbaglia le indicazioni, il computer sbaglierà la soluzione. Questo non è un workshop di programmazione, scrivere il codice è lo strumento per capire quali siano i processi mentali che applichiamo alla soluzione dell'esercitazione, cosa significhi risolvere un problema, cosa significhi progettare.

Puoi descrivere lo svolgimento del workshop?
Si inizia con una presentazione teorica, nella quale vengono spiegate le motivazioni che stanno alla base dello svolgimento delle esercitazioni, di fatto lo scopo del workshop.
Già questo atteggiamento è anomalo, perché solitamente non vengono rese esplicite la finalità delle esercitazioni classiche di Basic. Successivamente mi dedico a fornire ai partecipanti le basi del linguaggio di programmazione (Processing), che praticamene nessuno ha mai usato prima. Parallelamente vengono svolti dei piccoli esercizi man mano che si acquisiscono le basi della sintassi, per arrivare a una esercitazione finale dove poter sviluppare un'applicazione interattiva più libera. Il risultato visivo è secondario, quello che va capito è come mettere assieme piccoli elementi per produrre strutture più complesse.

Se dovessi tracciare un legame tra questa tipologia di esercitazioni e un'esercitazione “classica”, quale indicheresti?
L'approccio forse si avvicina a quello introdotto ad Ulm dove le materie scientifiche vennero affiancate a quelle artistiche, ma preferisco non tirare in ballo nessuna esercitazione in particolare anche perché mi scontrerei con i maestri che hanno fatto la storia del basic design.

Che feedback ricevi dai partecipanti al tuo workshop?
Il mio più grande timore è che i ragazzi si blocchino fin dall'inizio sentendo parlare di matematica o codici. Sicuramente non è un workshop in cui i modelli di imitazione o l'intuizione siano di aiuto, anzi al contrario spesso le intuizioni portano fuori strada. Nonostante ciò la reazione è sempre positiva, in pochissimo tempo i ragazzi acquisiscono le basi del linguaggio di programmazione, risolvono le esercitazioni e chissà che non si divertano anche.

Quali sviluppi stai progettando per questo workshop?
Ogni anno cerco di migliorarlo e di non ripetere sempre le stesse esercitazioni. Da parte mia significa continuare a mettere in discussione il fine e le modalità del workshop. L'esercitazione finale ogni volta cerca di trattare un tema differente, andando a creare col tempo un sistema sempre più completo. Il codice viene poi sempre reso disponibile opensource online e l'anno scorso, alcuni risultati, sono stati poi raccolti in un'applicazione per iPhone e iPad. Questo è un modo per condividere anche all'esterno l'esperienza del workshop.


Biografia
Lorenzo Bravi diplomatosi all’ISIA di Urbino, collabora con diversi studi in Italia come progettista grafico e per lo sviluppo di progetti sperimentali legati al mondo del design e delle nuove tecnologie. Da anni svolge una ricerca sul Basic Design e sul rapporto tra didattica e programmazione nella formazione di base.



Basic Design Procedures. An interview with Lorenzo Bravi
On the 17th and the 18th of January the ISIA of Urbino hold a workshop called “Basic Design Procedures: the programming logic applied to teaching” by Lorenzo Bravi. The event was organized by Nunzia Coco into her course of Basic Design for the first year class of Graphic Design and Visual Communication bachelor course. At the end of the workshop I could exchange a few words with him.


Where does your interest in basic design come from?
It comes from my bachelor degree thesis, that is where the workshop takes its roots. During the research phase I was really involved into the topic with passion, gathering information about basic design history, making interviews on what was the situation in Italy and speculating on its evolution. I believe that the interest on this subject is essential for a designer who deals with visual communication, whatever the media used (graphics, photography, illustration. etc).? This subject focuses on the fundamental elements, at the basis of the visual language. The higher is the awareness of the basic elements at the origin of a problem, the better and faster the solution will be.

In your bachelor thesis at the ISIA, you made a map of the basic design teaching in Italy through several interviews. What results did you get from them?
I graduated on the 2008, so the data I collected are referred to that period. The situation was heterogeneous, expeciallyabout the relationship with new technologies, that is the central node of my thesis. What I was worried about was that some exercises, once hand made, are now solved through the computer.?However, the problem was not about the media employed. Using functions already available by softwares, the student does not really solve the problem, but the programmer does.

What do you differently propose on your workshop? How is it developed?
The workshop puts the students in front of small problems whose solution is executed by the computer, only after a programming code has been written. They will feel the necessity to deeply understand and analyse the problem. The directions for solving the exercises are given to the computer by the students using the code, in this way, if a student makes a mistake, the computer will misinterpret the solution the solution. This is not a workshop about programming, writing the code is the tool to understand which are the mental processes that we apply to reach the exercise solution: problem solving, that means, designing.

Can you describe how the workshop is performed?
At the beginning there is a theoretical presentation, in which there are explained all the reasons that stand behind of the programming language (Processing), that practically none used before. At the same time there are small exercises that have to be solved during the comprehension of the syntax basis, to achieve a final exercise where it’s possible to develop a more ndipendent interactive application. The visual result is secondary, what is important to understand is how to put together small elements to produce more complex structures.

If you had to draw a link between this kind of exercises and a "classical" one, which one will yuo suggest?
Maybe the approach is close to the one introduced at Ulm when the scientific subjects were played side by side the artistic ones, but I prefer not to bring up any particular exercise even because I would collide with the Basic Design masters.

What kind of feedback do you get from your workshop?
My biggest fear is that the students get stuck from the beginning, hearing about math or codes. Surely it’s not a workshop in which the imitation models or the intuitions can help, on the opposite, intuitions often lead astray.

What developments are you planning for this workshop?
Every year I try to improve it and not to always repeat the same exercises. According to me it means going on and questioning the aim of the workshop and modality. Every time i give this workshop I try to propose a different topic for the final excercise, in an effort to come up with a more complete system. The code is always opensource, available online and the last year, some results have been collected in an iPhone and iPad application. This is a way to share the workshop experience outside.
[Traduzione di Silvia Agozzino]


Inserito da aiapzine | 27.02.12 | commenti (0) | Interviste | stampa




 
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