OSSERVATORIO INTERNAZIONALE DI DESIGN / INTERNATIONAL DESIGN OBSERVATORY
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Le mani sulle città. Piacenza

[text] Paolo Buonaiuto, Italy / [images] courtesy of "Le mani sulla città", Italy

Le mani sulla città è il titolo di un famoso film diretto nel 1963 da Francesco Rosi, che denunciava la corruzione e la speculazione edilizia degli anni Sessanta in Italia, e recitava lapidariamente nella didascalia iniziale: «I personaggi e i fatti sono immaginari, ma autentica è la realtà che li produce».
Quasi lo stesso e significativo titolo, Le mani sulle città, abbiamo pensato di dare a una nuova sezione di aiapzine, interamente dedicata alle notizie e alle riflessioni riguardanti il design della comunicazione e le città, che non sempre vengono rispettate nella loro struttura identitaria, culturale e storica. Una sezione in cui stavolta «I personaggi, i fatti così come la realtà che li produce, sono tutti assolutamente autentici».
La sezione si apre con una riflessione su Piacenza e il recente concorso bandito per il suo nuovo marchio. Vi chiediamo di partecipare segnalandoci temi, articoli e città di cui poterci occupare in futuro per arricchire la sezione e farne un osservatorio attento e meticoloso di quanto accade. [aiapzine]


Le radicali trasformazioni sociali, urbane e culturali di questi ultimi dieci anni intervengono su un aspetto importante del nostro quotidiano: la perdita di percezione dello spazio, sia come luogo che come centro urbano, e del suo valore per come è vissuto. Come molti di noi, mi accorgo di non essere più in grado di riuscire a "sentire", a livello percettivo, qual è l'identità della mia città. In uno stato di trance mi sento trascinato dall'inerzia di doverla attraversare per compiere continue metodiche operazioni. Ma si sente un disagio dovuto all’impossibilità di stabilire un dialogo e, soprattutto, un’espropriazione del diritto di poterla viverla.
Piacenza, da alcuni giorni, ha il nuovo marchio che rappresenta il suo centro storico. Hanno partecipato al concorso 117 tra professionisti, studi, dipendenti di agenzia (tutti referenziati, poiché non era aperto a tutti). L'ufficialità del risultato è stata esplicitata il 16 aprile, dal CAT Confcommercio Emilia Romagna, organo che ha indetto la gara. Il marchio vincitore rappresenta un trittico di significati, che convergono in un immaginifico centro. Il profilo del duomo per la cultura, l’etichetta di un prezzo per lo shopping e una bella tazza di caffè per il tempo libero. Il centro, grazie a tre frecce che lo individuano, nell'idea della modernità, è sempre più simile a un centro virtuale. Il marchio è completato dal claim Vita in centro a Piacenza.
Da questi elementi, ho l’impressione che il marchio del Centro Storico di Piacenza parli poco della sua città e del suo centro storico. Invece sembra sottolineare gli ingredienti di quello che sono divenute oggi le città storiche italiane, il modo in cui vengono percepite da chi le amministra: centri urbani all'aperto per il commercio. Il nuovo marchio è un riflesso dei tempi che stiamo vivendo, dominati dal consumo: ci leggo una passeggiata per il grande mercato artificiale della città, dove, dopo aver visitato un monumento architettonico e storico, posso fare shopping e magari fermarmi in un bar della piazza.

Da qui la domanda: ma cosa sono oggi le città italiane?
La città è per eccellenza un, se non IL, sistema dinamico ad elevata complessità. La molteplicità, la multiformità e la varietà, in una parola la complessità, dei rapporti esistenti, collocati in un tempo (passato e presente) e in uno spazio, all'interno del sistema società-città, richiedono metodi di lettura e di analisi adeguati, nonché strumenti e tecniche di controllo innovativi. Già nel 1973 McLaughlin, sociologo, così scriveva: «Da alcuni anni, la ricerca scientifica nel campo urbano e territoriale concorda nel considerare la città come un "sistema" definito dagli elementi (le diverse attività e funzioni urbane) e dalle interazioni e relazioni tra le sue molteplici componenti (comunicazioni materiali e immateriali) che producono, con intensità e modalità differenti, effetti difficilmente individuabili su tutte le parti della città».

La lettura della città orientata ad individuare non solo gli aspetti fisici (la sua forma, le sue strade, le sue case), ma anche gli aspetti funzionali (le relazioni che esistono tra le sue componenti e le leggi che regolano queste relazioni), spinge ad adottare e fare proprio l'approccio sistemico-processuale, orientato, appunto, alla definizione del divenire delle influenze reciproche fra gli elementi del sistema e fra sistema e componenti.

Rappresentare la città con pochi semplicistici concetti che non ne rispecchiano la complessità è un’azione forte che sembra colpirla alla sua base etica. Per forza si vuol proporre una rappresentazione impersonale del luogo, che tende ad abbattere storia, dettagli e colori.
La rappresentazione della città può e deve essere lo specchio in cui i suoi abitanti possono riconoscersi e soprattutto esprimere una forte identificazione con quel luogo unico, caratterizzato da caratteristiche peculiarità proprie. Le nostre città sono il palcoscenico di tante storie e soprattutto, e non mi stancherò di dirlo, di cultura.
Così penso al genio dell'antico liutaio Andrea Amati, che tagliò in due "S" il violino che stava costruendo, ispirandosi ai decori della facciata del Duomo di Cremona.

Insomma mettere mano al marchio di un luogo, di una città, deve essere un’operazione di grande rispetto per la sua storia, la sua cultura, la sua architettura, la sua gente. Le città storiche italiane hanno su diversi piani molte sfaccettature e molti valori che continuamente si inseguono. Dialetti, stili ornamentali dei palazzi, spazi urbani o vuoti urbani che sono le piazze originali, pietanze che sono poesie e soprattutto il ciclo delle mansioni che svolgono i cittadini durante il giorno. La città racconta i conflitti, ma anche i simboli che hanno rafforzato il diritto di cittadinanza, gli eroi e i personaggi che l'hanno fatta scoprire nel mondo.

Io credo che Piacenza sia, per dirla con Robert Park (sociologo statunitense, 1864-1944): «piuttosto uno stato d'animo, un corpo di costumi e di tradizioni, di atteggiamenti e di sentimenti organizzati entro questi costumi e trasmessi mediante questa tradizione.»

Ora la questione è che non si tratta più di quanto quel concorso mette in palio, ma del carico di impegno civile che porta con sé. Si tratta di essere professionisti e operare con strumenti precisi: prima del come c'è il cosa, e il verso chi. Le "spiegate" (aperte a tutti) tecnologie della rappresentazione visiva, prima di essere segno e immagine, devono sapere cosa comunicare e in che modo.
In questa maniera, con l'operazione su Piacenza, si sente sempre più il disagio della crisi culturale attuale. L'invito è quello di riscoprire come amare la propria terra, come comprenderla e come innalzare un sentire per far emergere le voci dei luoghi.  Purtroppo, da anni ci bombardano dicendo che le trasformazioni pongono la cultura contro le convenienze economiche. Ed ecco che il centro storico è svuotato e trasformato in mercato artificiale. La città caratterizzata dalla complessità delle trasformazioni china la testa in favore della rendita e dei privati interessi commerciali.


Inserito da aiapzine | 02.05.12 | commenti (0) | Le mani sulle città | stampa




 
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Piacenza  

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Mosaico pavimentale, sec. XI, chiesa di San Savino, Piacenza  

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Vita in centro a Piacenza, marchio identificativo del Centro Storico di Piacenza vincitore del concorso, Gloria Lusardi, 2012  

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periodico online
Milano
1/2011
ISSN: 2039-9901


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associazione italiana design della comunicazione visiva

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