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Comunicare la scienza. Intervista a Peppe Liberti

[text] Roberto Arista, Italy / [images] courtesy of sciencemag.com and brunelleschi.imss.fi.it, Italy

Il 3 maggio, si è svolto all'ISIA di Urbino un seminario tenuto da Peppe Liberti, dottore in Fisica Teorica ed esperto di comunicazione scientifica, all'interno di un ciclo di eventi collaterali al modulo di editoria del Triennio di Progettazione Grafica e Comunicazione Visiva curato dai professori Romei, Perondi e Chia. Questa intervista prende spunto dalle tematiche trattate durante la giornata.


Come è organizzato il mondo dell'editoria scientifica? È in fase di evoluzione?
Al momento il mondo dell'editoria scientifica è in mano a pochi gruppi editoriali. Essi realizzano una politica molto aggressiva sui prezzi nei confronti delle università, che non riescono più a sostenere i costi degli abbonamenti. Grazie alla spinta di biblioteche, università e centri di ricerca e alle nuove opportunità di condivisione dei contenuti che offre il web, alcune testate stanno mutando verso una fruizione di tipo open access, dove gli autori destinano parte dei fondi di ricerca al costo di pubblicazione, dando libero accesso ai contenuti. Uno degli effetti, neanche tanto secondario, di questa rivoluzione, è una maggiore attenzione alla cura dei diagrammi e delle immagini a corredo dell'articolo. I portali delle riviste sono sempre più affiancati da blog affidati a ricercatori e giornalisti scientifici, che si occupano di commentare le pubblicazioni delle ricerche, utilizzando ovviamente immagini più curate delle precedenti.
Inoltre sta scomparendo la forte separazione tra journal, votato alla comunicazione tra ricercatori, e magazine scientifico, aperto invece a un pubblico più ampio. Molte testate cercano di presentarsi in entrambe le forme.

Una delle fondamentali differenze fra journal e magazine è la dinamica della revisione paritaria. Come funziona?
Quando un lavoro di ricerca è concluso, i risultati vengono riportati in un articolo che viene inviato ad una rivista perché sia pubblicato. La prima revisione superficiale viene realizzata da un editor, che, normalmente, è un ricercatore dello stesso settore. Nel caso in cui l'editor ritenga che l'articolo sia meritevole di attenzione, viene attivato il meccanismo di revisione paritaria. L'articolo viene spedito a dei referee, ovvero altri professori dello stesso campo di altre università o nazionalità, per un giudizio sull'articolo. Il referee ha un tempo massimo per inviare il suo giudizio all'editor, che successivamente gira le valutazioni all'autore della ricerca. Il referee può proporre di cestinare l'articolo, pubblicarlo senza ritocchi oppure pubblicarlo in seguito a delle correzioni segnalate. La casistica è abbastanza vasta, però, di fatto, è un meccanismo molto chiuso, che assicura alla rivista il contenimento degli errori. Ovviamente i referee possono esprimersi anche sulla qualità delle immagini. Questo è il meccanismo che distingue i journal dai magazine. Nel caso dei magazine spesso la redazione ritocca e mette mano agli articoli liberamente o li modifica con una certa libertà anche se con il consenso dell'autore, all'interno di una rivista scientifica nessuno può pubblicare un articolo apportando delle modifiche personali. Al massimo si possono segnalare delle questioni che vengono cambiate direttamente dall'autore.

Quando nasce il meccanismo della revisione paritaria?
Era già presente nel 1700. Venne applicato su delle riviste scientifiche prodotte da medici, che necessitavano un controllo accurato, considerato il rischio di creare danni ai pazienti nel caso di cure eseguite seguendo indicazioni sbagliate.

Cosa sta cambiando con il digitale in queste dinamiche?
Le riviste su carta sono un fenomeno in via di estinzione già da diversi anni all'interno del mondo scientifico, normalmente la fruizione degli articoli avviene attraverso i terminali delle università che hanno accesso alle banche dati delle riviste scientifiche. C'è stato un uso massiccio, per anni, del formato PDF per la distribuzione: un sistema che trovo pessimo. Ultimamente però alcune riviste, come Plos, distribuiscono gli articoli in html rendendoli fruibili per qualsiasi device, inoltre, rispetto alla forma cartacea, la distribuzione digitale mette sempre a disposizione dei lettori molti più contenuti: video, immagini e calcoli.
Per quanto riguarda la revisione paritaria sta cambiando poco. Quando un articolo di ricerca viene inviato a una rivista scientifica, viene anche caricato su degli archivi pubblici online ed è quindi disponibile a tutti. Si sta affermando un processo continuo di pre-revisione, che non conta per la pubblicazione. Inoltre si sta diffondendo una post-revisione, con un dibattito molto ricco, che si muove su blog tematici. C'è molto più rumore rispetto a prima, anche se la discussione si concentra soprattutto su pochi casi clamorosi, come ad esempio quella sui neutrini superluminali.

Come viene costruito normalmente un articolo scientifico? Ci sono dei canoni precisi da seguire?

Nella pratica di progetti di ricerca di scienze “dure”, ad esempio nel caso di articoli legati ad esperimenti condotti da équipe molto numerose, vengono sfornati decine di articoli all'anno che interpretano i dati raccolti. In genere chi scrive l'articolo è uno dei capi progetto, che suddivide lo scritto in sezioni standard: nell'abstract viene raccontata in estrema sintesi la ricerca, nell'introduzione viene riportata la letteratura scientifica rilevante per il progetto con un sommario complessivo. Il corpo dell'articolo, normalmente, viene suddiviso successivamente in metodo, risultati e conclusione. Uno degli aspetti a cui le riviste tengono molto è una bibliografia dettagliatissima, perché è uno degli strumenti di verifica a disposizione dei ricercatori.

Che rapporto c'è fra articolo e immagini? Come vengono prodotte?
La storia delle immagini a corredo dell'editoria scientifica è lunghissima. Bisogna sottolineare che quella a cui comunemente facciamo riferimento è la scienza moderna occidentale, che è una piccola fetta di un panorama molto più ampio. Questo piccolo universo subì una forte scossa dalla figura di Galileo Galilei, che cambiò radicalmente il modo di fare scienza e di presentare i risultati scientifici.

Possiamo dire che la produzione di immagini per la scienza si divide tra modelli e rilievi?
Diciamo di si. Faccio un esempio: nell'immagine The Chemical Structure of a Molecule Resolved by Atomic Force Microscopy è possibile individuare nella parte superiore lo schema di una molecola, visualizzato mediante una costruzione teorica. È un modello, non vi è una visione diretta. Da qualche anno la tecnologia permette di vedere direttamente la molecola, mediante un microscopio a forza atomica. Questa immagine rilevata, nella parte inferiore, è la fotocopia del modello: esso corrisponde alla sua effettiva natura. Il grande potere che hanno le immagini nella scienza è anche di riuscire a predire qualcosa che è invisibile. Il fattore di scala in questi casi non è un aspetto banale.

Che dinamiche sono presenti alla base della produzione delle immagini per la scienza?
In passato, all'interno delle università, c'era la figura del tecnico grafico, a cui i ricercatori chiedevano di produrre le immagini per le pubblicazioni degli articoli e per i libri. Dal momento in cui è stato disponibile il calcolatore da scrivania, con i primi software di elaborazione di immagini ed elaborazione dati, è scomparsa la mediazione di questa figura professionale e i ricercatori hanno iniziato a produrre autonomamente le immagini. Tutte le riviste scientifiche hanno una normativa molto dettagliata a riguardo. Inoltre, riviste come Nature e Science, oltre ad avere una sezione dedicata alla ricerca “pesante”, hanno delle sezioni votate alla comunicazione scientifica ad ampio spettro, che fondono la struttura del journal con quella del magazine. All'interno di queste sezioni le immagini sono curate dalla redazione interna, piuttosto che dai ricercatori. La differenza sta nel pubblico, quando si tratta di comunicazione tra ricercatori, le immagini vengono prodotte dagli autori, quando l'articolo è indirizzato al grande pubblico, le immagini vengono rielaborate dalla redazione.


Biografia
Peppe Liberti è dottore in Fisica Teorica presso l'Università della Calabria, dove è stato Assegnista di Ricerca per quattro anni, associato al gruppo collegato dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) di Cosenza. Nella sua carriera si è occupato di Fisica Nucleare, Idruri metallici, Quantum entanglement. Ha pubblicato articoli scientifici su riviste peer-reviewed e prodotto contributi per congressi scientifici nazionali ed internazionali. È inoltre editor dell'edizione in lingua italiana di Research Blogging.


Bibliografia
John D. Barrow, Le immagini della scienza. Cinquemila anni di scoperte: una storia visiva, Mondadori, 2009
Michael Nielsen, Le nuove vie della scoperta scientifica. Come l'intelligenza collettiva sta cambiando la scienza, Einaudi 2012


Inserito da aiapzine | 11.06.12 | commenti (0) | Interviste | stampa




 
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Galileo Galilei (1564-1642), Disegni della Luna, novembre-dicembre 1609, Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Ms. Gal. 48, c. 28r  

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Leo Gross et al., “The Chemical Structure of a Molecule Resolved by Atomic Force Microscopy”, Science, Vol. 325, no. 5944  

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ISSN: 2039-9901


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