OSSERVATORIO INTERNAZIONALE DI DESIGN / INTERNATIONAL DESIGN OBSERVATORY
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Noi siamo il Quinto Stato. prima parte

[text] Paolo Buonaiuto, Italy / [images] courtesy of Quinto Stato, Italy

Sono un grafico, socio professionista senior dell'Aiap e quello che segue è l'impegno per poter continuare a fare il mio lavoro.
Sono uno dei tanti che rischiano e per questo che sono come quelle "persone che, lavorando nel mondo della cultura, a un certo punto hanno pensato di doversi occupare di politica della cultura." (Christian Raimo - Generazione TQ)

Noi siamo il Quinto Stato
Nel 2011, in piena crisi economica, sociale e da tempo culturale, alcune principali città italiane come Milano, Palermo, Napoli, ma soprattutto la capitale, Roma, è stata il crocevia dei movimenti dei lavoratori della conoscenza. L'occupazione del teatro Valle il 14 giugno scorso è una delle punte più avanzate di un sommovimento sociale in un settore popolato da almeno 240 mila persone (le statistiche risalgono al 2008), cioè coloro che lavorano con la partita Iva, con i contratti di collaborazione, svolgono un lavoro nello spettacolo, nella consulenza, nella formazione, nella ricerca, nel commercio e nell'intermediazione, considerando anche la fortissima presenza delle comunità immigrate che lavorano nelle micro-imprese, nel lavoro domestico o di assistenza.
Si rivendica una politica delle tutele e dei diritti fondamentali a favore degli intermittenti, degli autonomi e dei precari, oltre che della gestione condivisa dei beni comuni.
Si rivendica il diritto del lavoro quale diritto di cittadinanza sancito nella costituzione.
Si rivendica l'uguaglianza, con le altre forme di lavoro, di trattamento assistenziale e previdenziale.
Si rivendica la necessità di lavorare insieme in spazi condivisi perché il nostro lavoro è interdipendente e nel processo culturale di creare beni intangibili concorrono più capacità e risorse professionali complementari.
Lo spazio é un bene pubblico in grado di generare, in quest'ottica ricchezza e non, lasciato appositamente deperire, luogo di speculazione immobiliare a profitto dei privati.
Si rivendica che è arrivato il momento di organizzarsi e di iniziare a rappresentare un vuoto sociale e politico.
Struttura portante di questa community, che cerca di unire, attraverso l'accomunanza dei diritti negati, diverse categorie professionali, è il libro La furia dei cervelli, di Giuseppe Allegri e Roberto Ciccarelli. Il libro manifesto, dedicato al Teatro Valle Occupato, è una prima occasione per interpretare queste rivendicazioni e pone un'altra urgenza: la necessità di costruire una, cento, mille coalizioni del lavoro indipendente che riescano a declinare l'esigenza della giustizia sociale, insieme alla creazione di un modello per l'auto-governo delle professioni, della vita sociale ed economica, all'insegna dei "beni comuni".
La prima ufficializzazione pubblica del quinto stato è avvenuta ad incontro pubblico a Roma, Porta Futuro il 19 dicembre del 2011.


Perchè oggi l'Aiap è Quinto Stato
L'incontro di dicembre a Porta Futuro, La furia dei cervelli: Welfare, diritti e tutele per il lavoro autonomo, creativo e della conoscenza a Roma e in Italia, è stato promosso da Aiap, grazie alla spinta della Delegazione Lazio, e ACTA (Associazione Consulenti del Terziario Avanzato).
Noi ci siamo dall'inizio. Noi che abbiamo concentrato le nostre risorse solo sulla professione (aggiornamenti, ricerca del cliente, progettazione, formazione) abbiamo lasciato a margine le questioni del diritto di essere lavoratori in grado di produrre cultura e ricchezza.
La crisi ha investito, anche noi e con noi il Quinto Stato, complessivamente un esercito di professionalità pari a un terzo della forza-lavoro attiva a Roma, come in Italia. Da molto tempo siamo stati confinati nell'invisibilità e nel silenzio, ma ben visibili quando si tratta di pagare le tasse per dei diritti che non abbiamo.
L'Aiap, in quanto associazione di categoria, come altri movimenti, reti, chiede alle istituzioni che governano il nostro paese, di analizzare e denunciare la condizione materiale in cui versa oggi il lavoro indipendente.
Noi grafici difficilmente siamo assunti: se si, il più delle volte perché in possesso di partita IVA.
Capita di lavorare per un unico cliente o datore di lavoro che non è in grado di assumerci. Per ogni progetto rischiamo il posto. Chi non è assunto, ed esercita la libera professione, continuamente viene assunto e licenziato ad ogni progetto. La crisi ha reso sempre più difficile una politica degli investimenti. La pubblica amministrazione ritarda i pagamenti e questo rende un incognita il saldo di una fattura. Ma quello che è più deprimente è la condizione in cui svolgiamo il nostro lavoro: molti di noi siamo ridotti a lavorare in stanze ricavate nella propria casa perché non più in grado di poter acceder a un luogo di lavoro.
Molti di noi non possono permettersi nessuna forma di aggiornamento professionale. Ma sopratutto non possono permettersi di ammalarsi, infortunarsi, di avere figli e nessuna scusa per non lavorare.
Noi non evadiamo perché senza fattura nessun compenso viene corrisposto. Noi paghiamo le tasse. Noi paghiamo la crisi.
Il Quinto Stato si propone come una coalizione perché la condizione dei grafici è quella di traduttori, scrittori, artisti, videomaker, illustratore, type designer, web designer, giornalisti, archeologi, architetti, avvocati che non voglio aderire all'ordine, lavoratori dello spettacolo, archivisti, sociologi, ingegneri, chimici, filosofi e molte, molte altre professioni.
In questo momnento in Italia è il mondo della conoscenza e della formazione ad essere sottoposto a un unico attacco. Ne viene negata la ricchezza sociale ed espropriato chi la produce. Nella formazione e nell'educazione l'attacco utilizzato come nel lavoro, avviene con le stesse modalità.
Noi tutti dobbiamo partire da una serie di proposte pragmatiche condivise come la creazione di uno o più luoghi gratuiti, aperti e pubblici di co-working e di co-projecting con la relativa creazione di un sistema di welfare per i singoli e per le loro famiglie. La questione è quella, per la prima volta, di affrontare il welfare del lavoro indipendente e attraverso le proposte di soluzioni concrete rilanciare il lavoro come risposta per affrontare la crisi, valorizzando così gli aspetti produttivi e sociali più innovativi. Insieme siamo chiamati ad individuare strumenti e soluzioni negoziate per non cedere alla politica dei tagli agli enti locali, al rafforzamento dell'assistenzialismo e del corporativismo, imposte dalle politiche europee dell'austerità.


L'appello contro il DdL Fornero che penalizza i lavoratori indipendenti
La prima proposta de il Quinto Stato è stato il lancio dell'appello contro il Decreto di Legge Fornero e per una nuova idea di lavoro e welfare.
Scritto insieme a una trentina di promotori, e sottoscritto da un centinaio di reti e oltre un migliaio di professionisti che in modo spontaneo hanno aderitoalla proposta, ha prodotto a Roma, il 5 maggio scorso, l'assemblea: Se chi ci governa non sa immaginare il futuro, proveremo a farlo noi.
L'appello iniziava così:
Siamo lavoratrici e lavoratori della conoscenza, dello spettacolo, della cultura e della comunicazione, della formazione e della ricerca, autonomi e precari del terziario avanzato. Lavoriamo con la partita IVA, i contratti di collaborazione, in regime di diritto d’autore, con le borse di studio, nelle forme della microimpresa e dell’economia collaborativa. Siamo cervelli in lotta, non in fuga, ovunque ci troviamo. Ci occupiamo di cura della persona, della tutela del patrimonio artistico. Ogni giorno produciamo beni comuni intangibili e necessari: intelligenza, relazioni, benessere sociale.
Siamo il grande assente nel dibattito sulla riforma del mercato del lavoro, tutto concentrato sullo strumentale dibattito sull’articolo 18. Questa riforma sta facendo passare, in sordina, la decisione di aumentare l’aliquota previdenziale per le partite IVA di 6 punti, dal 27 al 33%. Una scelta gravissima, che inciderà sulla vita delle lavoratrici e dei lavoratori iscritti alla gestione separata INPS. Già dal prossimo settembre almeno un milione e trecentomila persone vedranno il proprio reddito nuovamente tagliato, senza alcuna speranza di percepire in futuro una pensione dignitosa. (continua a leggere l'appello)
Oltre al grave problema dell'aumento dell'aliquota previdenziali, vengono ribaditi diversi temi. Il riconoscimento della piena cittadinanza costituzionale per chi non ha un contratto da dipendente a tempo indeterminato; la possibilità di riconoscere a tutti i lavoratori intermittenti un reddito di cittadinanza, una delle forme di welfare in grado di contrastare l’enorme processo di esclusione in corso. Sempre più viene alla luce la necessità di una nuova politica del lavoro indipendente per dargli la possibilità di confrontarsi con la realtà della società, oggi: anche se il lavoro, nei prossimi vent’anni, sarà sempre più fondato su quello indipendente, si continua a lasciare milioni di persone alla deriva di una progressiva precarizzazione. Ciò impone la necessità di prevedere la tutela di tutte le persone nel cosiddetto “mercato” del lavoro.
La necessità di riconoscere nuovi diritti sociali fondamentali per le lavoratrici e i lavoratori autonomi in maternità o paternità, in malattia, nella transizione tra impieghi; diritti che garantiscano una retribuzione adeguata «e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa», com’è sancito dall’art. 36 della Costituzione.


L'assemblea Se chi ci governa non sa immaginare il futuro, proveremo a farlo noi
Si sono riunite oltre 300 persone il 5 maggio: 103 le associazioni, i movimenti e le reti, e oltre mille le persone, che hanno risposto ai 29 soggetti, tra associazioni professionali, movimenti e gruppi, promotori dell’appello.
Nelle stesse ore i lavoratori dell’arte di Milano, insieme con altri lavoratori dello spettacolo e della cultura che hanno sottoscritto l’appello del Quinto Stato, occupavano la torre Galfa di Milano, ribattezzata “Macao”. Così si manifesta la coalizione del Quinto Stato: l’assemblea nazionale a Roma saluta con entusiasmo questa nuova esperienza di riappropriazione degli spazi e della loro apertura alle cittadinanze.
Negli oltre trenta interventi all’assemblea del Quinto Stato (vedi la lista degli interventi e il verbale dell’assemblea) sono state anche affrontate le differenze tra i lavoratori indipendenti, ma dall'assemblea sembra emergere più forte il desiderio di una coalizione che vada oltre le singole categorie e si concentri sulla necessità di creare un nuovo modello di cittadinanza per il lavoro indipendente in Italia. Il messaggio è quello di prenderci cura delle nostre differenze e di iniziare a lavorare insieme sui punti che seguono nello spirito dell'appello condiviso.
Contro il DdL di riforma del mercato del lavoro e per una nuova idea di lavoro e welfare abbiamo ribadito la nostra netta opposizione contro il DdL:
che compie una scelta gravissima, aumentando le aliquote contributive dal 27 al 33% per più di un milione di lavoratori autonomi e collaboratori iscritti alla Gestione Separata INPS;
non intraprende alcuna azione significativa contro la condizione di precarietà in cui versano almeno 4 milioni di persone;
non disegna alcuna riforma del welfare, considerando che l’assicurazione sociale per l’impiego (ASpI) è già oggi inaccessibile a 9 indipendenti su 10;
impone una semplificazione del tutto fallace sulla monocommittenza, con la quale pretende di distinguere le “false” dalle “vere” partite IVA.
Per questo chiediamo la riduzione dell’aliquota dal 27% al 24% e l’istituzione del diritto di rivalsa obbligatorio a carico del committente all’8 o al 9% (attualmente è al 4%).
All’interno di questa redistribuzione si potrebbe spostare una percentuale dalla previdenza al welfare, garantendo reddito e tutele per malattia e maternità: primo passo di una generale, ma quanto mai necessaria, riforma radicale del welfare che tuteli tutti le/i lavoratrici/lavoratori, dipendenti, (para)-subordinati e indipendenti.
La lotta comune de il quinto stato, attraverso la sua piattaforma, permette a noi tutti di capire il ruolo della propria professione.
Attraverso il “Laboratorio permanente e diffuso del Quinto Stato” tutti possiamo contribuire a definire gli spazi e le possibilità di una nuova cittadinanza e società.
I possibili obiettivi comuni sono:
- creare nuovi luoghi di relazione tra i singoli e le associazioni, che svolgano anche una funzione di co-working e co-projecting, fondamentali per promuovere la socializzazione e la cooperazione dei lavoratori indipendenti;
- informare e diffondere le pratiche del nuovo mutualismo, a partire dall’auto-formazione previdenziale e fiscale dei lavoratori indipendenti, fondamentali per la creazione di un nuovo sistema di welfare e di cittadinanza sociale universale;
- immaginare nuove forme cooperative di produzione e di impresa sociale e collaborativa che valorizzino e promuovano l’autonomia dei lavoratori indipendenti e permettano la riappropriazione di ricchezza sottratta da rendite e corporazioni.
"Come lavoratori della conoscenza siamo all'avanguardia, ma le nostre proposte riguardano anche altri ambiti del lavoro: non ci stiamo occupando di un'élite." (Alessia Ballinari - ReRePre - Rete dei Redattori Precari)
Fine prima parte [continua...]


Inserito da aiapzine | 07.06.12 | commenti (0) | Riflessioni | stampa




 
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1/2011
ISSN: 2039-9901


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