Noi siamo il Quinto Stato. seconda parte
[text] Paolo Buonaiuto, Italy / [images] courtesy of Quinto Stato, Italy
Sono un grafico, socio professionista senior dell'Aiap e quello che segue è l'impegno per poter continuare a fare il mio lavoro.
Sono uno dei tanti che rischiano e per questo che sono come quelle "persone che, lavorando nel mondo della cultura, a un certo punto hanno pensato di doversi occupare di politica della cultura." (Christian Raimo - Generazione TQ)
Perchè il co-working e soprattutto cos'è
Forme di lavoro nuove vanno sperimentate anzitutto tra noi lavoratori indipendenti. In altri paesi questa pratica è una risorsa importante per creare occupazione. Il luogo, come prima rivendicazione del posto di lavoro, rompe la strategia della rendita dei profitti delle holding immobiliari. Il luogo, sede dei lavoro culturali, diviene la nuova piazza dell'incontro e dello scambio professionale, sociale ed economico. La nuova bottega dove i giovani possono vedere come si fa quel lavoro. Ma penso anche a spazi condivisi, a biblioteche pensate e curate dalle professioni, dove ognuna di esse può gestire un proprio ambito.
La necessità di creare valore nei beni pubblici e come questa pratica crea valore
I nuovi "beni comuni" provano a costruire uno spazio che rompa la frammentazione anche come spazio di narrazione.
Aprono e mettono in condivisione sapere e professione. Il nuovo centro culturale in opposizione al concetto privatistico del centro commerciale, è la piazza contemporanea, fatta di pratiche, esperienza e soprattutto di scambio tra diversi saperi. In questi luoghi si libera il tempo per la ricerca, la formazione, la progettazione e la sperimentazione: in questo modo il lavoro autonomo può provare e sopratutto può contribuire a mantenere alto il nome dell'Italia.
A fronte di abbandono e svuotamento di luoghi pubblici per poi, a causa della cattiva amministrazione, svenderli a privati, in periodi come questi per rimediare alla crisi, noi ci opponiamo.
"Esiste una cessione di sovranità da parte delle istituzioni alla quale si può rispondere, diventando noi stessi istituzioni" (Alessandra Ferraro - Coordinamento Cultura Bene Comune)
"Rapporto con le istituzioni: quelle che vediamo sono di qualità infima rispetto a quanto esprimiamo quando facciamo nascere dal basso le esperienze. Noi siamo le istituzioni, iniziamo a vedere le nostre iniziative come forme costituenti delle istituzioni". (Christian Raimo - TQ)
In questo momento storico mettiamo a disposizione capacità e mezzi di produzione. Con la crisi già stiamo sacrificando, oltre il lavoro anche il diritto di cittadinanza.
Siamo sotto attacco. Il territorio è bene comune. E attraverso l'innovazione tecnologica oggi possiamo occupare anche lo spazio web: "se c'è una massa di persone che possono commentare tutte insieme su un argomento si può organizzare una grande coalizione." (Giulio Pascali - Urban Experience)
Valle Occupato, Macao, Cantieri culturali della Zisa, da nord a sud il bene diventa comune
Roma - 14 giugno 2011. Il teatro Valle Occupato è la prima forma di autogoverno cittadino, dal basso, di un bene pubblico, comune e culturale.
Così le dichiarazioni delle motivazioni che avevano portato a quel gesto: "lo stato si sottrae dando luogo al più violento attacco ai diritti degli ultimi sessant’anni e alla dismissione di ogni idea di cosa pubblica. In questo vuoto inventiamo uno spazio. Ci muoviamo per resistere e resistendo costruiamo il nuovo possibile, da subito. Dunque sì, la stagione è “saltata” perché al Valle va in scena una rivolta civile e artistica. Non siamo soli. In questo paese, e non a caso proprio nel settore culturale, sempre più persone diverse esprimono la volontà di una trasformazione radicale affidata alla potenza creativa del fare insieme. Un’epidemia passionale e civile che diviene momento costituente: torniamo a scoprire che la politica può essere la forma che gli uomini e le donne di volta in volta si danno per vivere e per vivere tra pari. [...] la posta in gioco non è il reintegro di fondi tagliati o la migliore amministrazione di un singolo teatro, bensì il riconoscimento della cultura come bene comune: l’accesso alla conoscenza, ai saperi, alla ricerca e alla creazione in tutte le sue forme come diritto imprescindibile all’esercizio della cittadinanza. È una diversa proposta di democrazia."
Palermo - 6 gennaio 2012. Da oggi a domenica Il complesso delle ex officine Ducrot, lasciato al degrado, viene occupato simbolicamente con l’idea di una progettazione partecipata per recuperare uno dei tanti beni pubblici abbandonati.
Uno dei più importanti ed estesi esempi di archeologia industriale a Palermo, i Cantieri culturali della Zisa, 55mila metri, sperimenta e propone alla città un modello di azione virtuosa e al contempo un laboratorio di gestione alternativa di spazi e risorse che sia riproducibile ed estendibile. Una risposta alle politiche dell’indifferenza, dell’abbandono, dello spreco, e alla mancanza di politiche dell’innovazione e della coesione sociale.
"Immaginiamo insieme come costruire una società del “fare insieme”, che non delega ma costruisce il proprio futuro, una società consapevole dei suoi Beni Comuni."
Milano - 5 maggio 2012. Annuncio della conferenza stampa che si sta svolgendo a Milano e lettura del comunicato stampa che annuncia l’apertura di Macao:
“È con piacere che dichiariamo aperto MACAO, il nuovo centro per le arti di Milano, un grande esperimento di costruzione dal basso di uno spazio dove produrre arte e cultura. Un luogo in cui gli artisti e i cittadini possono riunirsi per inventare un nuovo sistema di regole per una gestione condivisa e partecipata che, in totale autonomia, ridefinisca tempi e priorità del proprio lavoro e sperimenti nuovi linguaggi comuni.
Siamo artisti, curatori, critici, guardia sala, grafici, performer, attori, danzatori, musicisti, scrittori, giornalisti, insegnanti d’arte, studenti, tutti coloro che operano nel mondo dell’arte e della cultura.”
La Balena di Napoli come ufficializzazione del concetto di "bene comune"
Se l’Ex Asilo Filangieri oggi è un “bene comune”, ciò è avvenuto non perché un “principe illuminato” ha concesso e stabilito questo tipo di fruizione, ma perché una comunità, con un chiaro atto conflittuale, lo ha liberato e destinato alla cultura, all’arte, alla politica nel senso pieno del termine.
Il 28 maggio si è creato il principio di un nuovo caso che riguarda La Balena, ex-asilo Filangeri, (la sede del Forum Universale delle Culture a Napoli) occupato dalla comunità di lavoratori dello spettacolo e dell’immateriale. Il Comune di Napoli ha preso ufficialmente atto del percorso portato avanti dalla comunità di lavoratori dell’immateriale dal 2 marzo 2012.
"Sarà la “comunità di lavoratori ed utenti” che in modo plurale e democratico gestirà questo spazio sulla scia delle prassi partecipative già inaugurate in questi tre mesi e che, su una lettura costituzionalmente orientata dell’art. 43 della Costituzione, hanno ricevuto un primo riconoscimento del processo in atto.
Uscendo dalla dinamica ritrita dell’affidamento ad un soggetto determinato, l’Asilo si è aperto ad un’esperienza di “uso civico del bene comune” (vedi Diario di Viaggio 2 del 13 maggio 2012), attraverso la gestione collettiva degli spazi e una programmazione di attività e progetti che i lavoratori dello spettacolo e dell’immateriale condividono da mesi: una linea scolpita dalla nostra prassi, porosa alle idee e alle esperienze di chi attraversa questo luogo, che intendiamo continuare a portare avanti con creatività e determinazione." (La Balena, comunità di lavoratori dello spettacolo e dell’immateriale)
Il mutualismo come solidarietà tra i lavoratori indipendenti per colmare il vuoto dei diritti della malattia, genitorialità assistenza e previdenza
Mutualismo significa entrare a far parte di un soggetto sociale che si autorganizza e offre servizi che rispondono ai bisogni reali di ognuno, controllando la qualità degli stessi, l’efficienza e la trasparenza delle attività e la gestione partecipata e democratica.
Ritengo che l'Aiap dovrebbe considerare seriamente, in quanto associazione professionale, l'eventualità di aderire a società di mutuo soccorso. Queste sono costituite da soggetti giuridici a mutualità pura e svolgono esclusivamente attività per i soci e tra i soci. Il loro fine non è un utile patrimoniale o finanziario ma la copertura di determinate necessità personali ed economiche. Eventuali avanzi di gestione sono accantonati a patrimonio indivisibile intergenerazionale.
L’adesione e le dimissioni dei soci sono libere e volontarie; la mutua non ha la facoltà di recedere dal rapporto associativo o di selezionare i soci, l’adesione è aperta a tutti e tutte.
Chi aderisca alla società di mutuo soccorso non è un cliente ma un socio e concorre alle decisioni con la partecipazione libera e democratica agli organi societari.
La gestione della società è trasparente, le finalità sociali sono fondamento del rapporto associativo.
Il socio condivide i suoi bisogni con il gruppo; in caso di malattia e invalidità il versamento della quota associativa gli permette di accedere ai sussidi. Non si tratta di assistenzialismo passivo, il sussidio vuole sostenere la stabilità e il miglioramento della condizione di chi lo riceve che continua a mantenere la responsabilità e il controllo del proprio bisogno.
Nella società di mutuo soccorso il socio esprime i propri diritti e doveri di responsabilità e partecipazione per garantire l’equilibrio del sistema.
L'incontro del 28 maggio, a Roma ha avuto come obiettivo il sensibilizzare la coalizione de il Quinto Stato cioè gli eterogenei soggetti che lo compongono, per riflettere e individuare, con confronti e proposte, le proprie forme di mutualismo. Forme che non intendono sostituirsi al Servizio sanitario nazionale, ma che diventano anche lo strumento con cui ottenere l'estensione davvero universalistica del welfare che al momento esclude gli e le indipendenti.
I territori dei beni comuni
Il 4 giugno il Quinto Stato ha rilanciato una coalizione per ripensare il futuro degli spazi pubblici. L’invito è rivolto a tutta la cittadinanza che ha deciso di opporsi ad ogni ulteriore tentativo di strappare al pubblico accesso e alla pubblica utilità ogni singolo spazio potenzialmente alienabile. Il progetto è quello di iniziare un percorso comune e ripensare l’uso pubblico di questi spazi, alla luce anche delle esigenze dei lavoratori indipendenti.
La lotta interessa la città di Roma, come le altre grandi città. Dai mercati alle caserme, dai teatri ai cinema, dai depositi auto-tranviari ai luoghi di produzione dismessi, lavoriamo insieme ai comitati di quartiere e all’associazionismo diffuso per:
- sostenere la coalizione sociale che lotta per un’altra idea di città e di crescita;
- garantire nuove condizioni di vivibilità e fruibilità degli spazi pubblici da parte di tutta la cittadinanza, senza nessuna esclusione;
- riaffermare il diritto delle comunità locali a scegliere le destinazioni d’uso e a co-progettare questi luoghi;
- rivitalizzare il tessuto sociale urbano e i quartieri, creando nuove opportunità di incontro, scambio, cura, mutualismo, formazione, coworking e co-housing, esigenze fondamentali anche per i lavoratori indipendenti;
- ripensare e costruire una nuovo e più sostenibile rapporto tra centro e periferia, tra città e campagna.
Riteniamo che nessun luogo pubblico possa essere progettato, demolito o ri-progettato senza che i cittadini possano partecipare a questi processi. Sono queste le risorse, fatte di tradizione e storia a raccontarci di quelle persone e del loro senso civico di appartenenza al luogo e di costituire la comunità.
La rete con il collegamento con il territorio, luoghi di rilancio come Palermo
Nell'assemblea del 5 maggio, Andrea Libero Carbone ( I Cantieri che vogliamo, Palermo) rilanciò il futuro appuntamento del laboratorio il Quinto Stato a Palermo per sabato 9 giugno.
Dando voce ai gruppi di azione dei cantieri della Zisa, egli disse: "Stiamo rivendicando e sperimentando l'apertura di spazi culturali, fisici e simbolici, e conducendo riflessione sul lavoro e su un'economia incentrata su una più equa distribuzione delle risorse che preveda la libertà di accesso alle produzioni del comune.
Una nuova economia della conoscenza si realizza attraverso la riflessione teorica, ma anche con la condivisione e messa in comune di esperienze, competenze e pratiche politiche. In questo modo il movimento si fa istituzione dal basso, concreta sperimentazione di nuove forme di vita. Il laboratorio è attivo, aperto e in attesa di confrontarsi con altre realtà che in Italia riflettono e agiscono su questi temi."
Palermo si è autodefinito nodo del laboratorio diffuso de il Quinto Stato e che questa attività di coworking in rete, molecolare, interprofessionale e intergenerazionale mira a rappresentare una condizione comune del lavoro indipendente: il Quinto Stato, appunto!
"Occupiamo un teatro allo stesso modo in cui gli operai occupano una fabbrica: interrompendo il flusso di produzione e dunque mettendo in atto una forma di sciopero permanente degli intermittenti, interrogandoci sulle modalità del lavoro culturale e delle sue specifiche forme di sfruttamento, e investendo il piano dei diritti e quello giuridico-legislativo che lo governa.
Occupiamo un teatro allo stesso modo in cui i contadini occupano la terra: riappropriandoci dei tempi e dei frutti del nostro lavoro…" (Valle Occupato)
Inserito da aiapzine | 08.06.12 |
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