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Ubicomp, science fiction e immaginari collettivi

[text] Andrea Facchetti, Unità di crisi, Italy / [images] courtesy of Google Images

L'Ubiquitous Computing, spesso abbreviato in ubicomp, è un modello di interazione uomo-macchina che aspira ad un completo superamento dell'attuale paradigma del desktop environment (l'interfaccia grafica attraverso cui avviene l'interazione tra uomo e computer, e che si fonda sull'idea della scrivania). Ipotizzato per la prima volta nel lontano 1988 da Mark Weiser, l'ubicomp immagina una realtà in cui un numero sempre crescente di attività vengono filtrate ed eseguite attraverso dispositivi e computer; ma soprattutto immagina una quotidianità in cui queste operazioni vengono dislocate e diffuse nell'ambiente "umano", invece che essere concentrate in un unico apparecchio.

Il futuro progettato dall'ubicomp è un futuro in cui uomo e macchina non esistono più come enti separati: in un certo senso la macchina tende a scomparire, per ritornare, invisibile, nei gesti, nelle abitudini e nei comportamenti quotidiani delle persone. In un articolo non ancora pubblicato (ma di cui gira una versione pronta per la stampa, e reperibile a questo indirizzo), Paul Dourish (docente di informatica alla University of California) e Genevieve Bell (antropologa a capo dell'Interaction and Experience Research presso l'Intel Corporation) hanno tracciato un interessante parallelismo tra il design orientato verso l'ubicomp e gli immaginari legati alle narrazioni e alle opere di fantascienza. Sostanzialmente, sostengono i due, la fantascienza può essere vista come un atto narrativo che immagina (e in un certo senso crea) dei possibili mondo futuri, attraverso la deduzione e la speculazione. Questo atto narrativo, questa poiesis, ha la peculiarità di dedicare una buona parte della speculazione alle innovazioni tecnologiche che occuperanno la porzione di mondo futuro immaginata; per essere più precisi, la nuova tecnologia, da un punto di vista narrativo, funziona da pretesto per sviluppare poi una storia attraverso dei personaggi (quello che Hitchcock ha definito MacGuffin).
Ora, secondo Dourish e Bell, non solo la progettazione e la ricerca nel campo ubicomp condivide molte caratteristiche con le modalità narrative della fantascienza e con gli immaginari che scaturiscono da questa (entrambe possono essere definite come atti di rappresentazione e anticipazione del futuro), ma, cosa più importante, i mondi di science fiction immaginati nei racconti, nei fumetti, nei film e nelle serie tv, ricoprirebbero un grande valore per la ricerca scientifica ispirata all'Ubiquitous Computing. Di fatto l'ubicomp non si delinea semplicemente come lo sviluppo o la messa a punto di una nuova tecnologia, ma semmai come una radicale trasformazione in grado di riconfigurare completamente le relazioni tra le persone e tra queste e il mondo circostante. Questo tipo di ricerca e di design quindi porta con sé delle enormi conseguenze sul piano sociale, culturale e politico, aspetti che spesso vengono omessi all'interno dell'ambiente scientifico e dello sviluppo tecnologico. Attraverso l'analisi di specifiche immagini, narrazioni, rappresentazioni (in una parola, immaginari collettivi) scaturite dai mondi della fantascienza, i due autori mettono invece in evidenza alcune questioni di carattere sociale e politico legate allo sviluppo di tecnologie ubicomp: "we are interested in the ways in which science fiction – the literary figuring of future technologies rather than the practical figuring of much contemporary research – engages with a series of questions about the social and cultural contexts of technology use that help us reflect upon assumptions within technological research."
In questo senso l'analisi dell'equipaggio di Star Trek pone alcune questioni di carattere etico rispetto alla visione della tecnologia diffusa come strumento in grado di garantire un'interazione democratica e priva di pregiudizi razziali o sociali (immagine utopica); altri serial tv, come Blake's 7 o The Hitchhiker’s Guide to the Galaxy, fondano buona parte del loro plot sugli immensi e onnipresenti apparati burocratici che si formano grazie alle nuove tecnologie e che minacciano quindi la libertà personale del protagonista (immagine distopica).
Queste analisi, che a prima vista possono sembrare del tutto frivole e prive di qualsiasi valore scientifico, possono invece spostare l'attenzione della ricerca verso alcune questioni e problematiche già presenti nella fase di progettazione di un artefatto tecnologico; questioni riguardanti l'uso effettivo che un tecnologia acquisisce all'interno di un dato contesto sociale. Il valore di una simile indagine sta quindi nell'assunto che i futuri immaginati e anticipati nelle science fiction sono particolarmente rivelatori riguardo al presente, in quanto in quelle storie, aspirazioni (e quindi immagini utopiche) e preoccupazioni (immagini dispotiche) appartenenti al presente vengono proiettate, sviluppate e in un certo senso simulate nel processo letterario.
Nel pensiero di chi scrive si fa strada la convinzione che un simile approccio debba essere considerato anche all'interno del design della comunicazione e degli studi di cultura visiva. In che modo gli immaginari collettivi prendono forma a partire dalla produzione della comunicazione visiva? In che misura questi immaginari esprimono una certa idea di futuro in cui una collettività si riconosce? Può il design della comunicazione visiva e la produzione di artefatti comunicativi acquisire una certa consapevolezza e quindi partecipare attivamente alla formazione di questi immaginari?
Queste domande e molte altre ancora sono allora dei punti imprescindibili (seppur dei punti di partenza) per inserire il lavoro del designer contemporaneo all'interno di un processo rivolto alla pre-figurazione di un futuro condiviso e a cui aspiriamo come collettività.


Inserito da aiapzine | 20.02.13 | commenti (1) | news della settimana | stampa




commenti:

  Ciao Andrea, interessante articolo. Vorrei fare una precisazione riguardo al MacGuffin: gli scenari fantascentifici che ritroviamo in queste serie/film non possono essere definiti come MacGuffin, il quale è un espediente narrativo *non rilevante* ai fini dello svolgimento della trama (un pretesto, appunto). Il MacGuffin è qualcosa che appare a un certo punto della trama, funziona da pretesto per il protagonista/antagonista per agire, e poi a un certo punto scompare e il suo ruolo diventa (come è sempre stato) del tutto irrilevante.

Nelle serie/film che citi, al contrario, il contesto tecnologico non solo è rilevante ma è parte integrante della storia; non scompare a un certo punto, ma è sempre presente e il suo ruolo/interazione con i personaggi è fondamentale; e non è ciò su cui i personaggi sono concentrati, né è ciò che da avvio alla storia o alle loro azioni - altrimenti anche mondi fantastici come quello di Harry Potter, delle Cronache di Narnia o altre serie televisive fantastiche potrebbero essere identificate come MacGuffin.

Cito dalla pagina di Wikipedia inglese, che è molto chiara in proposito:
\"In fiction, a MacGuffin [...] is a plot device in the form of some goal, desired object, or other motivator that the protagonist (and sometimes the antagonist) is willing to do and sacrifice almost anything to pursue, protect or control, often with little or no narrative explanation as to why it is considered so important. The specific nature of a MacGuffin may be ambiguous, undefined, generic, left open to interpretation, or otherwise completely unimportant to the overall plot. The most common type of MacGuffin is an object, place or person, the exact details of which are not integral to the narrative.\"

Inoltre, riguardo alle speculazioni sui mondi immaginati da Star Trek, segnalo il libro del fisico Lawrence Krauss, \"La fisica di Star Trek\" http://it.wikipedia.org/...ar_Trek, dove il fisico analizza e specula sulla fattibilità di alcune invenzioni tecnologiche immaginate in Star Trek - non solo dal punto di vista fisico e matematico, ma anche dal punto di vista morale (ad esempio, il teletrasporto sarà in grado di trasportare l\'anima, se questa esiste?).

Saluti!
Emma

emma.m il 25 feb 13 alle 08:17



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