OSSERVATORIO INTERNAZIONALE DI DESIGN / INTERNATIONAL DESIGN OBSERVATORY
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Tutti pazzi per la microeditoria

[text] Giuseppe Mendolia Calella, Italy / [images] Branchie, Italy

Nell’ambito del design di prodotto, pare che la nuova frontiera della produzione e distribuzione sia l’autoproduzione, dall’incontro del designer con l’artigiano si attivano processi di progettazione condivisa.
Ecco allora che termini come “produzione seriale” vengono sostituiti e/o si alternano con altri, come “multiplo”, “tiratura limitata”, “serie numerata”. Medesimamente si fa largo, nell’ambito dell’editoria, questa stessa nomenclatura. Sempre più spesso e con sempre più zelo si parla di microeditoria indipendente e/o autoproduzione editoriale.

Perchè? Nell’era digitale i costi di stampa si sono abbassati notevolmente e le tecnologie produttive di settore sono alla portata di tutti e di facile accesso nella gestione dei processi. Non solo ciclostile insomma! Ma anche laser e dispositivi inkjet da anni ormai, sono parte costante dell’arredamento delle nostre case. Di conseguenza le “case editici indipendenti” proliferano verso forme dialoganti di produzione che vedono coinvolti artisti visivi, grafici ma anche poeti e scrittori. La ricerca di un’estetica outsider conduce quanti operano in questo settore a produre pezzi unici incoraggiando la nascita di collezioni e relativi collezionisti ma anche festival, workshop, laboratori e progetti espositivi dedicati.
Nulla di nuovo se pensiamo alla produzione autoedita della cultura punk e underground degli anni Settanta. Possiamo, a buon motivo, asserire che le fondamenta di questa forma di libera espressione visiva e testuale è da ricondurre proprio a quei contesti. In due parole? Concept del passato adattato agli sviluppi tecnologici del presente.


Incontriamo le attivissime ideatrici del progetto di microeditoria indipendente Branchie. Progetto nato a Venezia nel 2010 che negli ultimi anni ha trovato numerosi consensi non solo nel sistema della microeditoria ma anche in quello delle arti visive e della grafica.

Silvia Basso e Giuliana Tammaro nel 2010 fondano Branchie… Perché Branchie e perché microeditoria indipendente?
Branchie è un progetto nato dal desiderio di andare oltre i limiti geografici e sociali. Entrambe mosse da un forte spirito di condivisione delle informazioni, abbiamo dato vita a una piattaforma dall'architettura complessa per dare la possibilità a chiunque, non solo agli amici degli amici, di frequentare e conoscere le realtà indipendenti che proliferano in Italia arricchendo il nostro panorama culturale.
La microeditoria è uno dei nostri strumenti: attraverso il media cartaceo, sviluppiamo progetti sempre nuovi per fare ricerca e tramite cui poter raccontare aspetti inediti di realtà interessanti e qualitativamente eccellenti.

Un archivio di spazi dediti alle arti contemporanee, un magazine cartaceo autoprodotto, fanzine in serie limitate. Quale metodologia segue il vostro progetto?

Il nostro progetto è basato sul networking e sulle passioni personali. L'archivio di spazi espositivi no profit nasce da una intuizione: tanti artisti e, di conseguenza, tanti archivi di artisti ma pochi spazi e poca informazione sul come contattarli per sviluppare progetti nuovi. Allora perché non costruire un archivio di spazi per far incontrare domanda e offerta? L'editoria è un'attività che ci ha da sempre affascinate ed è stato naturale per noi affiancare al blog, una forma di comunicazione dinamica, uno strumento di divulgazione più statico ed emozionale come magazine e fanzine.

Quali sono i vostri obiettivi futuri? Come vi immaginate Branchie nei prossimi anni?

Il nostri obiettivi primari sono di crescere come è avvenuto fino ad ora, di incontrare altre realtà come la nostra per sviluppare collaborazioni interessanti che ci arricchiscano come persone e come professioniste.

Recentemente avete pubblicato #inimmersione tra i nuovo profili professionali, analisi antropologica sul tema del lavoro oggi… un’indagine avviata attraverso i social network non è così?

Si esatto, è un progetto estemporaneo realizzato nel periodo trascorso in una manifestazione dedicata alle migliori realtà indipendenti del territorio italiano tenutasi nell'autunno 2012.
Prima di tutto abbiamo costruito un blog, www.inimmersione.tumbrl.com, collegato al nostro account twitter e lanciato una call su www.branchie.org perché gli utenti ci inviassero i loro commenti sul tema. Come? Utilizzando l'Ashtag (#), uno strumento di Twitter che permette di far confluire in un unico spazio digitale i commenti degli utenti che lo utilizzano. Il nostro era #inimmersione e tutti i feedback preceduti da questa formula hanno così contribuito alla costruzione di un discorso sul lavoro oggi. In aggiunta a questo networking, in Fiera abbiamo personalmente coinvolto il pubblico e twittato noi stesse delle riflessioni interessanti emerse dal confronto con chi si è fermato a fare due chiacchiere con noi. Un blog che si è costituito grazie all'interazione con le persone e alle tecnologie che, se ben sfruttate, permettono una iper-connessione che trascende la posizione geografica. Ultimo passaggio del progetto è stato poi quello di portare su carta ciò che altrimenti sarebbe rimasto in rete: nel nostro spazio in Fiera, allestito come fosse una vera e propria redazione con computer, stampante, pinzatrice a braccio lungo e taglierina, giorno per giorno abbiamo impaginato e stampato i vari feedback per comporre la pubblicazione #inimmersione tra i nuovi profili professionali disponibile nel nostro store online.


#inimmersione tra i nuovi profili professionali
f.to A5
24 pp.
B/N
carta colorata 80 gr.
edizione di 30 copie


Inserito da aiapzine | 06.03.13 | commenti (0) | Interviste | stampa




 
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ISSN: 2039-9901


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