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Diorama Magazine

[text] Giuseppe Mendolia Calella, Italy / [images] Diorama Magazine, Italy

Continua il ciclo d’interviste, che tenta di analizzare, attraverso l’incontro con alcuni attori del sistema dell’editoria indipendente in Italia, i risultati di questo importante fenomeno in continuo sviluppo, dopo avere affrontato il tema trattando alcuni importanti punti che delineano il profilo di questa autonoma tipologia editoriale. L’approccio e le modalità di progettazione e produzione variano al variare delle esigenze divulgative e contenutistiche degli autori e fondatori dei vari progetti di self publishing.

In questa intervista affrontiamo il tema della periodicità dei contenuti, si parla, anche in questo ambito, di “magazine” con tempistiche di presentazione dei vari volumi calibrate in base alle necessità comunicative e alle urgenze tematiche.
Incontriamo gli autori di Diorama Magazine che raccoglie voci in un poliedrico dizionario amatoriale, al fine di condividere il suo studio e di suggerirne un ulteriore sviluppo. Indipendente ed autoprodotto, ogni numero affronta l’oggetto scelto oscillando tra il mito e l’inedito; un occhio intento a registrare le potenzialità dell’indagine.


Innanzitutto vorrei che vi presentaste… chi sta dietro Diorama Magazine?
I cinque elementi che compongono il team Diorama hanno formazioni e campi di ricerca diversi: dalla curatela alla critica, dal design alla comunicazione. Zoe De Luca è editor in chief e ideatrice del progetto; Virginia Devoto è art director e parte attiva nella strutturazione dello stesso; Eleonora Salvi è assistant editor e aspirante critica d'arte contemporanea. Lo staff è infine completato dai contributing editors: Lorenza Novelli, che cura la gestione dei copyright per le immagini nonchè la produzione di focus nostalgici e Jelena Miskin, contributor di gusto underground e peculiarità musicale.

Da diversi anni ormai, portate avanti il progetto di microeditoria Diorama Magazine. “Un poliedrico dizionario amatoriale”: grande attenzione alle immagini, al ritmo; pieni e vuoti misurati con rigore, particolare riguardo nei confronti della sperimentazione e della contemporaneità. Ci parlate del vostro progetto?
Per noi la ricerca interdisciplinare è la pratica di fondamento, e il magazine il suo ideale contenitore. Lo spazio creato ha la funzione di condividere ricerche ed analisi quanto di essere una piattaforma collaborativa, aperta: ogni tema viene affrontato in modo sperimentale, nel tentativo di renderne ampio e sfaccettato lo spettro di indagine, pur invitando il lettore ad una fruizione attiva, stimolando ulteriori approfondimenti. Al magazine cartaceo si lega la sua presenza online, come ulteriore connettore grazie ad una nutrita pagina Facebook in procinto di trasformarsi in blog. Sono poi i cosiddetti “launch” a concretizzare la natura correlazionale del progetto, unendo matrici visuali, sonore e performative tipiche dell'evento.

Per quale motivo, secondo voi, oggi nascono sempre più progetti di editoria indipendente?
All'avvento del virtuale era diffusa la convinzione che dopocinquecento anni, la stampa avrebbe finito col cedergli il monopolio: tuttavia cartaceo e digitale sono realtà autonome con peculiarità molto diverse e non intercambiabili. Questa consapevolezza ha quindi spinto le figure di settore non solo a rivendicare la carta stampata in quanto supporto, ma ad esaltarne i caratteri di medium. Inoltre, il proliferare di blog e social network ha rivalutato la legittimità dell'espressione individuale (spesso tramutandola in autoreferenzialitá), mentre l'improvvisa reperibilità di informazioni e suggestioni ha alimentato la fascinazione per il passato. Così, fenomeni originalmente sotterranei come l'editoria DIY, sono diventati virali e talvolta sovraproduttivi.

In Italia è in corso un dibattito molto acceso tra puristi della grafica ed editori indipendenti e sperimentalisti… Non è così?
Certamente il fatto che questa distinzione sia nel tempo divenuta più labile, la rende un'arma a doppio taglio: l'accessibilità che rende strumenti e competenze necessarie alla portata di tutti favorisce una democratizzazione progettuale ed espressiva, ma rischia di mortificare la professionalità. Questo percorso di self publishing, ora più semplice ed immediato, comporta poi un generale avvicinamento alla pratica del design: ciò implica il rischio di distrarsi nella cura della forma, piuttosto che restare focalizzati sullo sviluppo di un prodotto non solo superficialmente artistico, ma anche concettuale e critico. É pur vero che l'aumento di competitività può essere un valido stimolo creativo. 

Rispetto ad altri paesi europei l’Italia nell’ambito dell’editoria indipendente come si sta muovendo?
L’editoria sta attraversando una fase di profondo mutamento strutturale e fruitivo; anche i lettori sono cambiati, poiché la tecnologia ne ha rimodellato interessi e abitudini, fino a rivederne il rapporto stesso con la cultura e con il binomio autore/lettore. Forte di questa situazione, il ramo indipendente sta rivivendo un picco d'interesse, riscontrabile dalla nascita diffusa di bookshop e festival dedicati, e da un paio di anni questo “revival” ha preso piede anche in Italia. Pur essendo difficile mettere a confronto tendenze internazionali di nicchia, a nostro parere la scena italiana va certamente annoverata tra quelle che stanno esperendo il fenomeno con maggiore slancio e velocità, soprattutto se paragonata alla decennale ed affermata cultura del DIY che i grandi centri culturali esteri hanno alle spalle.

Quali sono i vostri progetti futuri in merito a Diorama?
A partire dal secondo ciclo editoriale, Diorama ha visto attuarsi una serie di cambiamenti. Il magazine si è strutturalmente evoluto: passando prima dall'italiano al bilingue e dal freepress alla vendita, intensificando così l'attività internazionale, sul web come nella distribuzione; poi inaugurando una nuova diramazione in Diorama Editions, casa editrice indipendente prossimamente all'attivo. Invece, dal punto di vista progettuale, cominciano ad esserci i presupposti per operare ed interagire in modo meno circoscritto al nostro settore originario. Intendiamo continuare a proporci ed operare come realtà diagonaleed autonoma, attraverso consulenze, promozione di idee e contenuti, partecipazione attiva nel più ampio spettro possibile.. fino a raggiungere, forse, l'edificazione di un Diorama Project Space.


Inserito da aiapzine | 10.03.14 | commenti (0) | Interviste | stampa




 
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