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Fotografia e autoproduzione editoriale: quale connubio?

[text] Giuseppe Mendolia Calella, Italy / [images] Witty Kiwu, Italy

Continua il ciclo d’interviste, che tenta di analizzare, attraverso l’incontro con alcuni attori del sistema dell’editoria indipendente in Italia, i risultati di questo importante fenomeno in continuo sviluppo, affrontando alcuni importanti punti che delineano il profilo di questa autonoma tipologia editoriale. In merito all’autoproduzione editoriale il tema dell’autorialità dei contenuti è un nodo importante nella questione, specie quando si parla d’immagine. I progetti di micro-editoria, infatti, si sviluppano prevalentemente attorno ad essa coinvolgendo a più livelli fotografi artisti e cultori del linguaggio visivo.

La questione si fa complessa: alcuni progetti di self publishing, infatti, sono realizzati con contenuti prodotti dagli stessi fondatori e curatori del progetto in altri casi, invece, vengono coinvolti altri artisti, fotografi, scrittori; altri autori nel tentativo di formulare uno scambio, dettato dal profilo del progetto auto-edito.
Incontriamo Tommaso Parrillo curatore e fondatore del progetto editoriale Witty Kiwi che attraverso la ricerca fotografica e l’autoproduzione tenta di dare una “forma” definita al prodotto fotografico, sempre più oggi, legato al supporto digitale.


Innanzitutto vorrei che ti presentassi… chi sta dietro Witty Kiwi?
Mi chiamo Tommaso Parrillo, ho 24 anni sono nato a Gioi nel Cilento, attualmente vivo a Napoli ma sono in procinto di trasferirmi. Nasco come fotografo, mi dedico soprattutto a una documentazione che si sviluppa tra geografia e biografia, ma nell’ultimo anno e mezzo con la nascita di Witty Kiwi l’attività editoriale è diventata l’occupazione principale. Ho scelto di fondare una casa editrice indipendente quando ho sentito il bisogno di dare a miei progetti fotografici un’ulteriore validità, un peso specifico. Ero stanco di come a volte il web liquida con dei semplici e frenetici click i propri lavori, così ho pensato bene di crearmi un canale che prima desse maggiore visibilità alla mia attività di fotografo e poi favorisse la composizione di un network per produrre lavori di altri autori.

Fotografo ed editore indipendente… quanto è differente il canale della micro-editoria da quello dell’editoria (tradizionale) dedicata alla fotografia?
La mia ricerca si basa principalmente su una fotografia indipendente, penso che il mio lavoro sia differente dalla “grande” editoria proprio per questo: avere la possibilità di valutare il progetto per il suo spessore e originalità senza avere l’obbligo di pubblicare autori celebri o molto in voga, che sono spesso sinonimo di garanzia di vendita. Nella grande editoria si scommette poco su autori emergenti. Un altro fattore è sicuramente la tiratura: Witty Kiwi produce per ogni pubblicazione al massimo 100/200 copie, di conseguenza anche la distribuzione sarà differente. Infine la cura per i dettagli, come ad esempio le rilegature e le copertine fatte a mano.

Per quale motivo, secondo te, oggi nascono sempre più progetti di editoria indipendente?
Penso che in un momento particolare come questo in cui la grande editoria è in crisi e il web fa da padrone, le piccole realtà indipendenti sono il risultato di individualità che vogliono dire la propria a riguardo.

In Italia è in corso un dibattito molto acceso tra puristi della grafica ed editori indipendenti e sperimentalisti… Non è così? E i “fotografi” cosa ne pensano?
Premetto che non so molto riguardo questa diatriba, devo dire che io da fotografo nonché editore, mi occupo in prima persona di curare la parte grafica, non per convinzione di avere conoscenze alla pari di un grafico, ma soltanto per seguire la progettazione passo passo. Credo sia una variante del self publishing, quella della trasversalità, di fondere le varie conoscenze. Il problema si pone nel momento in cui la fase di sperimentazione va al di fuori della propria progettualità. 

Rispetto ad altri paesi europei l’Italia nell’ambito dell’editoria indipendente, a tuo avviso, come si sta muovendo?
Riguardo l’editoria indipendente in Italia ho la percezione che stia lasciando una forte impronta; sia dal punto di vista autoriale che della fruizione. Basta pensare ai numerosi festival dedicati a questo fenomeno, nati negli ultimi anni, oppure appositi spazi di divulgazione nonché ai collezionisti. Questo fenomeno sta diventando un vero e proprio settore in cui poter sviluppare, a pari merito di altri settori creativi, la propria idea. Credo che dieci anni fa era impensabile che un fotografo scegliesse l’editoria indipendente come mezzo di promozione.

Quali sono i tuoi progetti futuri in merito a Witty Kiwi?

Nell’imminente futuro verranno pubblicate due nuove uscite. Una di queste sarà il quinto volume della serie “geozine”, serie dedicata ad una ricerca legata a una specifica area geografica. Riguardo la seconda uscita dico soltanto che avrà una fattura differente dalle precedenti pubblicazioni di Witty Kiwi. In autunno, infine, ci sarà l’uscita del terzo volume del magazine Witty Mag.


Inserito da aiapzine | 15.04.14 | commenti (0) | Interviste | stampa




 
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